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Politica

Mercoledì 03 Febbraio 2010

Un filtro alla rete:Vergogna!


Un filtro a Internet, è battaglia Così si censura la rete

 Repubblica — 02 febbraio 2010   pagina 19   sezione: CRONACA
 
ALESSIO BALBI ROMA - Le regole che il governo prevede di applicare ai video su internet sono «tanto pesanti quanti inefficaci». E' il parere del presidente dell' Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, sul cosiddetto «decreto Romani»: si tratta del provvedimento che dovrebbe recepire la direttiva europea in materia di tv ma cheè al centro di numerose critiche perché sembra equiparare siti come Youtube alle tradizionali emittenti televisive, con relativi obblighi. Secondo Calabrò, la normativa di recepimento messa a punto dal viceministro alle comunicazioni Paolo Romani «è fuori dal quadro della direttiva e questo», pronostica il presidente dell' Agcom, «può far sorgere questioni con la Commissione europea». Sotto la lente d' ingrandimento dell' Authority sono finiti gli articoli che prevedono l' equiparazione tra i siti di video ei canali tv tradizionali: così come le emittenti tv sono responsabili per i contenuti delle loro trasmissioni, così i provider internet dovrebbero effettuare un controllo preventivo su ogni filmato caricato dai propri utenti. «Un obbligo di monitoraggio di questo tipo significherebbe distruggere il sistema internet», ha dichiarato Google, proprietario di YouTube, per bocca del consigliere italiano Marco Pancini. Dello stesso avviso Calabrò, secondo il quale «un filtro generalizzato sarebbe restrittivo come in nessun paese occidentale e inefficace perché puramente burocratico». Nei giorni scorsi, la stessa Commissione europea aveva lasciato trapelare il proprio disappunto per norme che rischiano di violare le direttive continentali sul commercio elettronico: l' Unione ha infatti stabilito che i provider non hanno alcun obbligo di monitorare o ricercare attivamente i contenuti illeciti presenti sulla sua piattaforma. Al contrario, i fornitori di servizi internet devono rimuovere i contenuti illegali una volta che questi gli vengano segnalati dagli altri utenti o dalle autorità. Ciò nonostante, i vertici di Google sono attualmente sotto processo a Milano per il video che documentava le violenze contro un ragazzo disabile pubblicato su YouTube nel 2006. Contro il decreto Romani si è attivato un fronte trasversale che ha visto uniti parlamentari dell' opposizione, come Paolo Gentiloni, Giuseppe Giulietti e Vincenzo Vita, ma anche rappresentanti della maggioranza, come Luca Barbareschi. Oltre alle norme sul web, hanno suscitato perplessità il taglio al tetto degli spot sui canali a pagamento e lo stop ai film per adulti durante la fascia protetta sulle pay tv. Provvedimenti che colpiscono sopratutto Sky, ovvero il più agguerrito concorrente di Mediaset. Nei giorni scorsi, Romani ha incontrato i rappresentanti di Google e Yahoo!. In seguito a queste audizioni, il viceministro ha aperto a possibili cambiamenti: «Faremo chiarezza anche per quanto riguarda il web», ha detto. Intanto, i gruppi parlamentari del Pd, dell' Idv e dell' Udc hanno annunciato per domani un incontro con i rappresentanti delle categorie (lavoratori e aziende) coinvolte dal decreto. - ALESSIO BALBI
 

GUARDA ANCHE il VIDEO

 

President, help Internet in Italy!

 Fonte: veroweb
 L'ultimo attacco alla Rete arriva dal decreto legge Romani che potrebbe diventare esecutivo il 28 gennaio. Si vuole equiparare la Rete alla televisione. Una piattaforma come Vimeo o YouTube avrebbe le stesse responsabilità sui video pubblicati di Rai o Mediaset (che però li producono) con sanzioni e possibile chiusura dell'accesso attraverso i provider. La fine dei video on line. Una porcata che neppure la Cina. La UE e persino lAutorità per le Garanzie per le Comunicazioni (AGCOM) hanno espresso forti dubbi sul decreto. Il decreto va contro "la direttiva europea sul commercio elettronico che vieta obblighi di monitoraggio preventivo da parte dei service provider, come stabilisce invece il decreto legislativo".
 

 

 

NOSTRO COMMENTO: Per dirla con Fini: “Siamo alle comiche finali….” Ma come si fà ad equiparare Youtube o altri Provider o altri siti di video ai canali Tv tradizionali. La stessa Unione Europea ha infatti stabilito che i Provider non hanno alcun obbligo di monitorare…Solo i fornitori di servizi Internet devono rimuovere i contenuti illeciti o illegali una volta che questi vengono segnalati dalle Autorità. La verità è che i nostri governanti vanno cercando il cd “pelo nell’uovo” per poter tappare la bocca alla Rete. Per fortuna anche nell’ambito della stessa maggioranza ci sono voci contrarie. Speriamo che la ragione ed il buon senso abbiano il sopravvento!


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